{"id":548,"date":"2023-08-04T14:43:25","date_gmt":"2023-08-04T11:43:25","guid":{"rendered":"https:\/\/ambminsk.esteri.it\/?page_id=548"},"modified":"2023-08-04T14:43:25","modified_gmt":"2023-08-04T11:43:25","slug":"quadro-macroeconomico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambminsk.esteri.it\/it\/italia-e-bielorussia\/diplomazia-economica\/fare-affari-in-bielorussia\/rapporto-congiunto\/quadro-macroeconomico\/","title":{"rendered":"Quadro macroeconomico"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><strong>QUADRO MACROECONOMICO<\/p>\n<p>a) Informazioni macroeconomiche generali<\/strong><\/p>\n<p>La base dell\u2019economia del Belarus &#8211; relativamente sviluppata \u2013 rimane tradizionalmente costituita dalla produzione industriale. Nella struttura di tale produzione, i settori di maggiore importanza sono: l\u2019industria di combustibili (21,5%); la produzione di macchinari (20,3%); la chimica e la petrolchimica (12,0%); la produzione di elettricit\u00e0 (5,5%); l\u2019industria leggera (3,1%), alimentare (12,7%), boschiva e di lavorazione del legname (3.0%). In linea di massima, questi settori sono orientati alla produzione e alla vendita di prodotti finiti: il Belarus non \u00e8 infatti un paese esportatore di materie prime, fatta eccezione per il potassio (utilizzato nella produzione di fertilizzanti) e il legname (seppure l\u2019acquisto di legname grezzo dall\u2019estero sia fortemente controllato dallo Stato attraverso il meccanismo della Borsa del legno e delle licenze per l\u2019esportazione di legno\u00a0 grezzo o semilavorato).<br \/>\nL\u2019industria boschiva e della lavorazione del legno, quella alimentare e, in parte, quella dei materiali da costruzione utilizzano risorse domestiche. Le imprese nei settori della lavorazione dei metalli, chimico e petrolchimico ricevono invece dalla Federazione Russa circa l\u201980% delle materie prime e delle risorse energetiche.<br \/>\nL\u2019industria leggera si orienta su un\u2019ampia scelta di produzioni: fibra di lino; filati di cotone, lino e lana; tessuti di cotone, lino, lana e seta; tappeti; maglieria, calze, articoli in pelle e pelle artificiale, pellicce artificiali, calzature in pelle ed abbigliamento.<br \/>\nLa produzione tessile, dell\u2019abbigliamento e delle calzature viene allestita principalmente utilizzando attrezzature d\u2019importazione, e in taluni casi attraverso un processo di lavorazione per conto terzi di materie prime fornite dal partner.<br \/>\nLa produzione di legname dispone di un significativo potenziale di risorse boschive: in Belarus sono disponibili 0,72 ettari di terreno boschivo pro capite, equivalenti a pi\u00f9 di 100 metri cubi di legname. Nell\u2019ambito dell\u2019industria del legno, il settore principale \u00e8 rappresentato dalla produzione di legname lavorato. In particolare vengono prodotti: tavolato grezzo; semilavorato; infissi e parquet; legname d\u2019opera per giardini; prefabbricati in legno per strutture ricettive (casette per campeggi); truciolato e compensato (molto richiesti dalle industrie occidentali); mobili ed arredamento di vario genere.<br \/>\nL\u2019agricoltura ha un ruolo importante nell\u2019economia del Belarus, anche se la percentuale della popolazione impiegata nel settore agricolo \u00e8 scesa costantemente nel corso degli ultimi dieci anni. Condizionate dalla composizione dei suoli e dal clima, oltre che dalla struttura dell\u2019economia, l\u2019agricoltura e l\u2019industria alimentare si sono specializzate nei prodotti dell\u2019allevamento (carne e latte) e nella coltivazione di lino e patate. Oltre a queste coltivazioni tradizionali, sono state potenziate anche le colture di grano, di verdure, di barbabietola da zucchero, di colza e di foraggio. Buono \u00e8 il livello degli allevamenti ed abbondante la produzione di latte e suoi derivati, di carne e di insaccati in genere. La modernizzazione del settore agricolo rientra tra le priorit\u00e0 del piano quinquennale 2006 &#8211; 2010 del Governo bielorusso, da realizzare anche attraverso l\u2019acquisizione all\u2019estero di macchinari e tecnologie, e la creazione di condizioni agevolate per favorire l\u2019afflusso di capitali.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<strong>b) Grado di apertura del Paese al commercio internazionale ed agli investimenti esteri<\/strong><\/p>\n<p>In Belarus lo Stato gioca ancora un ruolo determinante nella gestione dell\u2019economia, attraverso, prima di tutto, la propriet\u00e0 di circa l\u201985% delle imprese, quindi attraverso leve di carattere amministrativo (dazi all\u2019importazione, contingentamenti e licenze per varie categorie di prodotti, determinazione del livello dei prezzi), normativo (decreti a firma presidenziale aventi forza di legge primaria per un ampio spettro di materie, veti alla privatizzazione di certe societ\u00e0 di rilevante importanza nazionale) e finanziario (sostegno statale diretto alle imprese, soprattutto nei settori dell\u2019agricoltura, dei trasporti e dell\u2019edilizia). Tuttavia, dal dicembre 2007 il Governo persegue un modello di progressiva e prudente liberalizzazione dell\u2019economia, orientato alla creazione di un business climate pi\u00f9 favorevole e di un sistema fiscale semplificato e meno oneroso, oltrech\u00e9 alla progressiva apertura del sistema produttivo nazionale agli investimenti stranieri.<br \/>\nCon la delibera governativa n. 1021 del 14 luglio 2008 \u00e8 stato varato un vasto piano di privatizzazione per il biennio 2008\/2010, che prevede la vendita a privati di 519 aziende statali, oltre alla cessione di quote statali per altre 217 aziende gi\u00e0 parzialmente privatizzate. Tale piano di privatizzazione \u00e8 stato tuttavia pi\u00f9 volte sospeso e modificato e risulta tuttora connotato da un elevato grado di incertezza.<br \/>\nIn data 4 marzo 2008 \u00e8 stata abrogata la cosiddetta \u201cgolden share\u201d. Questa regola \u2013 usata peraltro molto raramente &#8211; prevedeva che lo Stato potesse intervenire direttamente nella gestione di imprese ritenute \u201cin difficolt\u00e0\u201d, purch\u00e9 tali imprese fossero un tempo di propriet\u00e0 statale ed indipendentemente dalla loro attuale natura giuridica e propriet\u00e0 (tanto bielorussa quanto straniera).<br \/>\nSempre nel 2008 sono stati approvati due decreti presidenziali volti ad attrarre investimenti stranieri, che introducono talune agevolazioni concrete \u2013 in particolare in ambito fiscale \u2013 a favore di chi decida di investire nelle cosiddette Zone Economiche Speciali (le FEZ, in tutto 6, una per ogni regione) e nelle aree rurali (e precisamente nei centri urbani con meno di 50.000 abitanti).<br \/>\nUn successivo decreto, il n. 10 del 6 agosto 2009, ha introdotto ulteriori misure volte ad incentivare gli investimenti stranieri (e nazionali) in Belarus. In primo luogo esso ha allargato la lista degli organi competenti ad approvare un progetto di investimento, includendovi anche le amministrazioni locali, se il progetto riguarda esclusivamente il territorio e\/o gli interessi di una di esse, ed attribuendo al Consiglio dei Ministri la facolt\u00e0 di approvare un progetto anche senza la preventiva autorizzazione del Capo dello Stato, per il solo caso in cui al progetto di investimento non vengano accordati benefici particolari rispetto a quelli ordinari previsti dalla legge. Questa misura rende certamente spedito il processo decisionale in merito a progetti di investimento di una certa rilevanza. Un\u2019altra importante innovazione introdotta dal decreto \u00e8 quella riguardante la previsione di una clausola, da inserire obbligatoriamente nel testo dell\u2019accordo tra il Governo e l\u2019investitore, che prevede il risarcimento dei danni a quest\u2019ultimo per il caso di inadempimento degli accordi presi da parte del committente pubblico. Ancora, un\u2019altra importante novit\u00e0 riguarda la possibilit\u00e0 per l\u2019investitore di affittare il terreno necessario per l\u2019avvio del progetto senza dover ricorrere alle procedure della gara pubblica. Infine, il decreto prevede significative esenzioni in materia fiscale, la possibilit\u00e0 di assumere manodopera straniera senza pagare i relativi oneri contributivi al governo bielorusso, ed infine l\u2019esenzione dal pagamento dei dazi doganali per l\u2019importazione dei macchinari necessari alla produzione.<br \/>\nInfine, sempre nel corso del 2009 sono stati adottati alcuni provvedimenti in settori specifici, come in quello delle telecomunicazioni, con l\u2019approvazione da parte del Parlamento di una bozza di legge che prevede l\u2019introduzione di speciali requisiti a carico degli operatori in posizione dominante (primo fra tutti BelTelecom) e una maggiore possibilit\u00e0 di cooperazione tra i providers bielorussi e quelli stranieri; od in quello della propriet\u00e0 terriera, per cui sono previsti emendamenti alla normativa vigente che consentiranno al cittadino straniero di ottenere in Belarus diritti di propriet\u00e0 sulla terra per cessione tra vivi o mortis causa, purch\u00e8 lo straniero sia parente del de cuius.<br \/>\nAd oggi, tra i principali ostacoli al pieno sviluppo di questo settore economico privato assumono un ruolo rilevante i meccanismi connessi al rilascio di licenze e permessi e la frequenza e la molteplicit\u00e0 delle ispezioni statali sull\u2019attivit\u00e0 economica privata:<br \/>\na) licenze: il decreto presidenziale n. 17 del 14 luglio 2003, recante norme sulla \u201clicenza per particolari tipi di attivit\u00e0\u201d, definisce la licenza come \u201cun permesso speciale per condurre un\u2019attivit\u00e0 economica, rilasciato dalle autorit\u00e0 competenti al soggetto richiedente sulla base della stretta osservanza delle condizioni e dei requisiti richiesti\u201d. In realt\u00e0, nonostante il tenore letterale della norma, la licenza \u00e8 ben lontana dal rivestire caratteri di \u201cspecialit\u00e0\u201d, essendo richiesta per ben 53 diversi tipi di attivit\u00e0 imprenditoriale, di cui 35 comportanti a loro volta il rilascio di ulteriori sub-licenze, complessivamente ammontanti a 331. Soggetto a licenza \u00e8 il 74% delle attivit\u00e0 degli imprenditori individuali, il 77% di quelle delle piccole imprese e ben il 91% di quelle delle imprese medie. Il numero medio di licenze richiesto per le tre tipologie di impresa sopra menzionate \u00e8 pari rispettivamente a 1,3, 2,2 e 3,4. Questo significa, ad esempio, che quasi i quattro quinti delle aziende di dimensione media sono tenuti a dotarsi mediamente di almeno 3 licenze per iniziare e per condurre la propria attivit\u00e0 d\u2019impresa. Il 32% delle PMI e ben l\u201981% delle imprese individuali soggette a licenza operano nel settore del retail, senza alcuna distinzione in relazione alla tipologia di prodotti e\/o servizi commercializzati. Peraltro, se si confrontano i dati relativi all\u2019anno 2009 con quelli di solo tre anni prima, si nota un incremento sia della percentuale di attivit\u00e0 delle PMI coperta da licenza (dal 72% al 78%) sia del numero di giorni necessario per ottenerla (da 36 a 49 giorni). Il problema pi\u00f9 grave, tuttavia, a detta degli imprenditori intervistati, rimane quello connesso all\u2019ambiguit\u00e0, se non alla inconsistenza, dei documenti richiesti per il rilascio (e per il successivo mantenimento) della licenza. Sempre nel settore del retail, ad esempio, la normativa prevede che il rilascio della licenza sia subordinato al rispetto, da parte del richiedente, di tutti i regolamenti amministrativi, compresi quelli aventi natura meramente tecnica, regolanti la materia del commercio al dettaglio. Le conseguenze della violazione di una simile disposizione possono anche consistere nella revoca della licenza o nel rigetto della domanda per il suo conseguimento. La revoca della licenza pu\u00f2 essere altres\u00ec disposta dalle autorit\u00e0 nel caso di mancato adempimento del suo titolare ad obblighi di carattere privatistico, quali ad esempio il mancato o ritardato pagamento di debiti derivanti da obbligazioni di natura contrattuale.<br \/>\nSegnali positivi di un miglioramento della regolamentazione delle licenze sono costituiti dalla previsione di una \u201cfinestra unica\u201d per il richiedente, il quale dunque non sar\u00e0 pi\u00f9 tenuto a presentare gli stessi documenti a diverse autorit\u00e0; dalla previsione di illegittimit\u00e0 del rigetto della domanda di licenza basata su una valutazione meramente soggettiva ed arbitraria del funzionario preposto al suo rilascio; infine, dalla previsione espressa, da parte del Consiglio dei Ministri, delle principali violazioni che possono giustificare il rigetto della domanda di licenza, precedentemente rimessa ad atti regolamentari di autorit\u00e0 minori.<br \/>\nb) Permessi: secondo la definizione giuridica, per il diritto bielorusso un permesso \u00e8 un atto di approvazione di specifiche azioni od attivit\u00e0 che devono essere compiute da parte di un\u2019azienda o di un imprenditore individuale. Il permesso \u00e8 generalmente un atto a forma libera, che dunque pu\u00f2 consistere tanto nell\u2019apposizione di una firma in calce all\u2019atto da approvare, quanto nella decisione di una commissione di esperti, in un parere scritto ed altro ancora. Il permesso \u00e8 generalmente un atto a rilevanza esterna unico, ma per ottenerlo pu\u00f2 essere necessario anche conseguire diverse autorizzazioni intermedie. Esso per\u00f2 non comprende in alcun modo la registrazione, la certificazione e la licenza, che sono atti amministrativi ulteriori ed autonomi.<br \/>\nIl numero medio di permessi che una PMI deve ottenere per svolgere la propria attivit\u00e0 \u00e8 pari a 1,9, mentre per un imprenditore individuale tale numero \u00e8 pari a 1,3. Mediamente, una PMI deve contattare due diverse autorit\u00e0 e ricevere uno o due visite individuali di funzionari di tali autorit\u00e0 per ottenere il permesso o i permessi necessari allo svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa. Il numero di giorni necessari al conseguimento dei permessi \u00e8 pari a 24 giorni per permesso per le PMI e a 28 giorni per permesso per gli imprenditori individuali. Il sistema vigente di permessi \u00e8 particolarmente dannoso per l\u2019attivit\u00e0 delle PMI e degli imprenditori individuali poich\u00e9 si calcola che esso comporti una riduzione dell\u2019attivit\u00e0 del 30% per le PMI durante i summenzionati tempi di attesa, e ben del 90% dell\u2019attivit\u00e0 degli imprenditori individuali nello stesso periodo di tempo. Questo soprattutto avviene perch\u00e9 un\u2019azienda privata o un imprenditore individuale non possono fare investimenti di capitale fintantoch\u00e9 non hanno ottenuto il relativo permesso. Circa le principali lamentele espresse dagli imprenditori privati in ordine al regime dei permessi, si pu\u00f2 dire che esse siano in gran parte analoghe a quelle relative al sistema delle licenze: eccessivo numero di documenti richiesti; lunghi tempi di attesa per l\u2019ottenimento del\/i permesso\/i; mancanza di chiare indicazioni\u00a0 circa gli esatti requisiti da possedere per il conseguimento del permesso. Anche confrontando i dati dell\u2019ultimo quinquennio, i progressi raggiunti da queste autorit\u00e0, nonostante taluni sforzi apprezzabili (come la costituzione di un gruppo di lavoro incaricato di \u201cinventariare\u201d tutti i permessi esistenti e tutte le procedure legislative per il loro ottenimento), sono ancora piuttosto modesti.<br \/>\nc) Ispezioni: anche nel campo delle ispezioni, la buona volont\u00e0 dimostrata dal Governo non ha ancora consentito di raggiungere completamente i risultati sperati, o quantomeno necessari a favorire efficacemente le imprese private. Il 61% delle piccole imprese, il 71% delle imprese medie e il 53% degli imprenditori individuali hanno subito almeno un\u2019ispezione nel corso dell\u2019anno 2008. Questo dato \u00e8 leggermente inferiore a quello di tre anni prima, come leggermente inferiori sono tanto il numero medio di ispezioni annue ricevute (da 3,9 a 3,2) e la durata delle singole ispezioni (da 27 a 15 ore); risultati, questi ultimi, raggiunti soprattutto grazie ad un migliore coordinamento delle azioni di controllo da parte delle diverse autorit\u00e0 ad esso preposte. Ci\u00f2 nondimeno, il problema delle ispezioni viene tuttora percepito come un ostacolo di portata significativa, soprattutto da parte delle piccole imprese e degli imprenditori individuali. Questo non solo per la percentuale di ispezioni che si concludono negativamente, ovvero con l\u2019irrogazione di una sanzione, cosa che avviene, mediamente, nel 30% &#8211; 40% dei casi (la \u201cforchetta\u201d del 10% dipende dai vari tipi di ispezione che possono condurre ad una sanzione), ma anche per: il numero e la variet\u00e0 delle possibili ispezioni (dei vigili del fuoco, degli ispettori fiscali, degli ispettori sanitari, degli ispettori del lavoro, degli ispettori della sicurezza alimentare, delle autorit\u00e0 di certificazione, delle autorit\u00e0 per il controllo dei prezzi, della polizia giudiziaria e per la prevenzione del crimine); la perdurante assenza di procedure chiare, dettagliate e conoscibili da tutti relative alle modalit\u00e0 di conduzione dell\u2019ispezione; infine, l\u2019ancora eccessiva arbitrariet\u00e0 dell\u2019ispezione, il cui esito ancora troppo spesso dipende dalle valutazioni del funzionario o dei funzionari incaricati di esperire il controllo.<br \/>\nSulla materia il Governo ha recentemente emanato un decreto, il n. 510 del 16 ottobre 2009, recante \u201cnorme per il miglioramento delle attivit\u00e0 di ispezione nella Repubblica del Belarus\u201d. Il decreto in parola ha introdotto alcune novit\u00e0 significative, quali in particolare: il divieto di prevedere ispezioni per imprenditori individuali e per piccole imprese nella fase di start-up, ovvero entro due anni dalla registrazione (rimangono comunque esperibili le ispezioni non programmate, ovvero \u201ca sorpresa\u201d); l\u2019obbligo \u2013 ove possibile &#8211; di coordinare le attivit\u00e0 delle diverse autorit\u00e0 di controllo perch\u00e9 l\u2019ispezione avvenga contemporaneamente ed in un\u2019unica occasione, al fine di ridurre il disagio per l\u2019impresa; l\u2019introduzione di un sistema di gestione delle ispezioni basato sul livello di rischio dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa, classificato in basso, medio e alto, sulla base del quale modulare la frequenza annua delle ispezioni programmate; l\u2019individuazione di criteri specifici in base ai quali possono essere disposte ispezioni non programmate; infine, l\u2019esclusione di responsabilit\u00e0 amministrativa per infrazioni di lieve entit\u00e0, le cui conseguenze saranno pertanto limitate all\u2019obbligo a carico dell\u2019impresa di risarcire gli eventuali danni e ripristinare ove possibile lo statu quo ante. Il decreto n. 510 ha anche introdotto il sistema \u2013 largamente utilizzato nella pratica internazionale \u2013 della checklist, soprattutto per ispezioni a pi\u00f9 alto carattere tecnico (in particolare per quelle sanitarie). Questo metodo permette di ridurre l\u2019arbitrariet\u00e0 dell\u2019ispezione, poich\u00e9 potranno essere contestate solo quelle violazioni espressamente previste nella checklist, i cui contenuti sono approvati dal Consiglio dei Ministri della Repubblica di Belarus e resi noti tramite i siti Internet ufficiali.<br \/>\nDovrebbe essere prossima, infine, l\u2019adozione di una Direttiva presidenziale, la n. 4\/2010, recante misure per il miglioramento dell\u2019investment climate e della normativa fiscale, per un ripensamento del meccanismo di formazione dei prezzi e degli strumenti di controllo statali sull\u2019attivit\u00e0 delle PMI, per la liberalizzazione del mercato del lavoro e per favorire l\u2019accesso al credito da parte delle imprese. Il contenuto della direttiva, elaborato dal Ministero dell\u2019Economia con contributi di diversi altri Ministeri, dei Comitati Esecutivi regionali, della Banca Nazionale, della Corte Economica Suprema e \u2013 fatto di un certo rilievo \u2013 anche di alcune associazioni private di imprenditori ed ONG, \u00e8 stato sottoposto all\u2019approvazione del Presidente lo scorso luglio, e da questi rimesso nuovamente al Ministero dell\u2019Economia per ulteriori modifiche. La Direttiva prevederebbe, in particolare:<br \/>\n&#8211; liberalizzazione dei prezzi e delle tariffe: la direttiva prevedrebbe l\u2019abolizione della Commissione Centrale per la determinazione dei prezzi presso il Ministero dell\u2019Economia e demanderebbe ai singoli dicasteri la definizione dei prezzi per i soli servizi essenziali di rispettiva competenza, quali, ad esempio, le forniture di energia elettrica e gas, i servizi di telefonia fissa e i trasporti pubblici. In particolare, verrebbe eliminata qualsiasi forma di controllo dei prezzi sui beni e servizi importati dall\u2019estero;<br \/>\n&#8211; liberalizzazione delle licenze: la direttiva prevedrebbe una drastica riduzione del numero di licenze e permessi richiesti per avviare un\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa. Inoltre, disporrebbe il progressivo abbandono, da completarsi entro il 2014, degli standard di qualit\u00e0 bielorussi GOSST e la completa adozione degli standard internazionali ISO;<br \/>\n&#8211; protezione pi\u00f9 effettiva del diritto di propriet\u00e0: la direttiva dovrebbe ridurre le ipotesi di sequestro amministrativo dei beni di un\u2019azienda od accorciare sensibilmente i termini per la successiva convalida da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Verrebbe altres\u00ec eliminata la possibilit\u00e0 di sottoporre a sequestro preventivo i beni detenuti da un\u2019azienda a titolo di locazione o altro (attualmente, la legge prevede, ricorrendone i presupposti, che, in caso di rischio di insolvenza, possa essere disposto il sequestro preventivo non solo dei beni di propriet\u00e0 di un\u2019impresa, ma anche di quelli detenuti dalla medesima in virt\u00f9 di un diritto obbligatorio di locazione, affitto o altro);<br \/>\n&#8211; liberalizzazione del commercio con l\u2019estero: oltre ad una generale riduzione del livello dei dazi (necessaria anche in ragione del processo di adesione del Belarus all\u2019OMC), la direttiva introdurrebbe una serie di agevolazioni a favore delle imprese operanti con l\u2019estero, quali l\u2019abolizione della norma che prevede, per i contratti di compravendita di beni di produzione estera, il requisito obbligatorio della motivazione dell\u2019acquisto oltre frontiera; o, ancora, l\u2019abolizione dei limiti temporali per il perfezionamento di un\u2019operazione commerciale con l\u2019estero (attualmente, 90 giorni dalla data di conclusione del contratto con il fornitore straniero);<br \/>\n&#8211; liberalizzazione del mercato del lavoro: la direttiva introdurrebbe una norma avvertita come particolarmente importante dai piccoli imprenditori bielorussi, i quali attualmente, per mantenere il proprio status giuridico di imprenditori individuali e non dover cos\u00ec costituire una societ\u00e0, con inevitabile aggravio dei relativi oneri fiscali, possono assumere al massimo tre parenti. Se la direttiva venisse approvata nella sua attuale redazione, un imprenditore individuale potrebbe assumere fino a cinque dipendenti, indipendentemente dalla parentela, senza per ci\u00f2 stesso dover registrare una societ\u00e0 commerciale;<br \/>\n&#8211; miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019amministrazione fiscale e riduzione della pressione fiscale.<br \/>\nSi indicano conclusivamente i principali vantaggi che il Belarus offre agli investitori stranieri:<br \/>\n1) in primo luogo, l\u2019adesione del Belarus alla neocostituitasi Unione Doganale con Federazione Russa e Kazakistan. Tale Unione, nonostante le dispute interne relative all\u2019inclusione tra le merci soggette al libero scambio di importanti asset quali il petrolio o taluni prodotti alimentari di base, offre certamente una grande occasione alle imprese italiane che intendano valutare l\u2019opportunit\u00e0 di una delocalizzazione produttiva od anche la possibilit\u00e0 di assemblare in Belarus i semilavorati provenienti dall\u2019Italia, cos\u00ec da evitare dazi particolarmente onerosi e disporre al contempo di un mercato vastissimo nel quale offrire i propri prodotti a prezzi competitivi. Alcuni aspetti rimangono tuttavia ancora in via di completa definizione. In particolare, non \u00e8 stato ancora elaborato un certificato unico di provenienza della merce prodotta all\u2019interno dell\u2019Unione Doganale e non \u00e8 stata ad oggi presa una decisione sul futuro, all\u2019interno del nuovo spazio economico comune, delle FEZ o Zone Economiche Speciali, il cui regime normativo in ogni caso dovrebbe essere mantenuto fino al 2017.<br \/>\n2) In occasione della visita del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi a Minsk del 30 novembre 2009, \u00e8 stato avviato un progetto di cooperazione mirante alla costituzione di un distretto industriale italiano nella Regione di Brest. Questo obiettivo \u00e8 attualmente al centro degli sforzi di questa Ambasciata di concerto con le autorit\u00e0 bielorusse e con altre istituzioni italiane dedicate all\u2019internazionalizzazione delle imprese, in primis il Ministero per lo Sviluppo Economico. Alla visita del Presidente Berlusconi hanno gi\u00e0 fatto seguito due missioni di imprenditori a Brest, la prima delle quali guidata dal Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, On. Adolfo Urso, in occasione delle quali \u00e8 gi\u00e0 stata definita l\u2019area \u2013 vicina all\u2019aeroporto di Brest \u2013 dove verrebbe costituito il distretto e sono stati avviati contatti tra le imprese per una prima valutazione delle possibili sinergie operative.<br \/>\n3) Il Belarus si trova al centro di grandi assi di trasporto\/comunicazione europei est-ovest e nord-sud.<br \/>\n4) Il Belarus dispone di forza lavoro qualificata e a costi ancora contenuti.<br \/>\n5) Esso offre, infine, una situazione sociale stabile e sicura, non avendo mai vissuto conflitti etnici n\u00e9 conosciuto alti livelli di\u00a0 tensione politico-sociale.<\/p>\n<p>Per un approfondimento del quadro macroeconomico si invita a visitare le pagine di questo sito dedicata alla\u00a0<a title=\"Cooperazione economica\" href=\"https:\/\/ambminsk.esteri.it\/ambasciata_minsk\/asciata_Minsk\/Menu\/I_rapporti_bilaterali\/Cooperazione_economica\"><u>Cooperazione economica<\/u>\u00a0<\/a>con la Repubblica di Belarus.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"QUADRO MACROECONOMICO a) Informazioni macroeconomiche generali La base dell\u2019economia del Belarus &#8211; relativamente sviluppata \u2013 rimane tradizionalmente costituita dalla produzione industriale. 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